Sonia, di che colore è la perfezione?

Storia scritta per Sonia Girotto che si chiede: “di che colore è la perfezione?”

Spesso mi sono chiesta di che colore fosse la perfezione, buffo vero?

 A 50 anni suonati, ancora mi pongo queste “strane” domande da sognatrice incallita.

 Che dire, mi piace un casino riflettere su queste cose.

I colori?

Dunque direi l’Azzurro del cielo, il Verde delle foglie ancora sui rami, il Grigio dei tronchi, ed infine, ma non per importanza, il Marrone delle foglie che si posano sul terreno ad inizio autunno.

Solo a pensarci, mi viene voglia di indossare gli scarponcini, prendere la torcia, uno zaino e voilà scappare.

Si, scappare verso i miei amatissimi giganti buoni, i miei benamati Faggi, con tronchi più grossi di un metro e boh, non so, forse alti venti, trenta metri?

Amore e timore reverenziale, ecco cosa provo ogni volta che mi trovo al loro cospetto.

Adoro la foresta perché mi regala pace e libertà, quella libertà di cui spesso ho bisogno, perché il lavoro che ho scelto e che amo, non è fatto di sola creatività ed inspirazione, ma anche e soprattutto di Impegno e Rigore.

Il tornio non è così romantico, credimi, spesso nemmeno le centinaia di produzioni che devo fare in serie lo sono!

Mi spiace deluderti amica mia, ma è giusto tu sappia che lavorare la ceramica spesso è tecnica pura, punto.

La tecnica della centratura, un vero e proprio dogma.

Quando la ruota dello strumento gira, c’è “solo” da mettere a fuoco un punto, il centro.

Quello che è intenso, e non magico, è il livello di concentrazione che hai quando ci lavori.

Una sorta di “allenamento” passami il termine, esercizi propedeutici per partecipare ad una gara, hai presente?

Infatti se non sei “centrata” riuscirai a produrre poco!

Quando devo ritrovare il mio Centro, non faccio altro che indossare gli scarponcini, prendere la torcia mettere in spalla lo zaino ed andare al cospetto dei miei amatissimi Faggi.

Davanti ad essi, alzo la testa, quasi a farmi venire il torcicollo, per poter osservare lo spiraglio di azzurro che scorgo tra le foglie.

Chiudo gli occhi, giungo le mani, respiro profondamente, quasi ad affondare i piedi nella terra.

Solo allora trovo il punto, il centro.

In quell’istante divento radice.