Una Guida definitiva per scrivere storie? Per fortuna non esiste.

Sono consapevole del fatto che viviamo nell’epoca delle formule magiche, del tutto e subito, del voglio, posso, ottengo, che in rete fioriscono quotidianamente guide che promettono soluzioni definitive per ogni cosa, ma per fortuna la scrittura ha regole e percorsi differenti.

Partiamo dalla definizione stessa del lemma definitivo.

Si tratta di un aggettivo che deriva dal latino definitivus ovvero che definisce, una parola che fa pensare a qualcosa di così completo, risolutivo, valido ed immutabile da non doverci più tornare sopra.

La definizione mi ricorda il personaggio rigido e conservatore del libro Hard Times di Charles Dickens, Mr. Thomas Gradgrid  che sin dall’inizio del libro esordisce con:

«Ora quello che voglio sono i Fatti. A questi ragazzi e ragazze insegnate soltanto Fatti. Solo i Fatti servono nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto. Solo con i fatti si plasma la mente di un animale dotato di ragione; nient’altro gli tornerà mai utile. Con questo principio educo i miei figli e con questo principio educo questi ragazzi. Attenetevi ai Fatti, signore!»

I Fatti rappresentano l’idea inflessibile e legnosa, che la vita sia composta da azioni immutabili e prevedibili, la presunzione di una verità unica e inappuntabile, che personalmente trovo una gabbia mentale, soprattutto per chi si “nutre” di  creatività e fantasia.

Immaginare una guida talmente completa da racchiudere tutto il sapere scibile, così vasta e omnicomprensiva da renderci capaci di scrivere un’autobiografia, un saggio, una storia o un capolavoro letterario, è oggettivamente impossibile e piuttosto presuntuoso, aggiungerei  io.

A supporto della mia tesi prenderò spunto dal significato del verbo scrivere, che al contrario del suo antagonista, l’aggettivo aspro ed esigente “definitivo, ci mostrerà un’idea più fluida e meno rigida dell’attività stessa.

Scrivere dal latino scrībĕre,  tracciare sulla carta o su altra superficie adatta i segni grafici appartenenti a un dato sistema di scrittura, e che convenzionalmente rappresentano fonemi, parole, idee, pensieri, numeri, in modo che possano poi essere interpretati mediante la lettura da chi quel sistema conosca.

La scrittura, che nasce certamente da una codifica condivisa, quindi da regole, rimane un fenomeno che muta perché legato alle idee, ai cambiamenti culturali, linguistici e di costume.

Un esempio di questa flessibilità la vediamo con l’introduzione dello scevà per indicare i nomi generici (avvocatǝ e plurale avvcatз) oppure l’asterisco alla fine delle parole come in  avvocat*, per includere il genere femminile nella scrittura di tutti i giorni.

Per scrivere storie, una sola guida non può essere sufficiente, ti saranno però d’aiuto  l’esercizio costante, lo studio delle regole grammaticali e sintattiche, l’attenzione verso i cambiamenti della società che ti circonda, la lettura dei libri e degli articoli dei colleghi, la passione e la voglia di mettersi in gioco e l’umiltà di non avere nessuna verità in tasca.

Se  la pensi come me oppure hai una opinione diversa, se vuoi approfondire l’argomento o desideri raccontare la tua storia, scrivimi alla mail  info@racontostoriemanonbugie.it

Forza e Coraggio che la vita è tutta un viaggio!