La comunicazione inclusiva nel nostro business.

Perchè è importante la comunicazione inclusiva?

Il bello delle parole è che mutano, evolvono, si trasformano, e spesso lo fanno per aderire ai cambiamenti e alle nuove sensibilità espresse dalla società che abitiamo.

Un esempio piuttosto attuale, e che a qualcuno farà storcere il naso, è l’uso dell’asterisco, della schwa della chiocciolina o della x, alla fine di alcune parole, per esprimere in un’unica forma due generi diversi, il maschile e il femminile.

Certamente avrete letto, nei feed di alcune instagrammer influenti, testi dove il genere maschile e femminile vengono “aboliti”, per far spazio ad un linguaggio più inclusivo, grazie anche all’uso di alcuni escamotage grafici.

Due esempi

“Buon giorno a tuttə

Come state?

Siamo in piena estate, fa caldo, e voi avete già deciso dove andrete in vacanza?”

Oppure, come in questo stralcio della newsletter settimanale di Guido, dove da tempo lo schwa è utilizzato nelle loro comunicazioni.

“Ma siamo cresciutз anche noi, nonostante tutto. Nell’ultimo anno e mezzo specialmente, con un po’ di vergogna e di senso di colpa per il disastro intorno. Cosa ci ha spintз a crescere?”

Estratto dalla newsletter di Conguido dal titolo “Il casino più grosso è che siamo cresciuti molto”

Il segno del cambiamento, lo Schwa

«lo schwa, dal punto di vista semantico, può funzionare come genere indistinto, perché indica un suono che sta al centro del rettangolo delle vocali, quindi è neutro come pronuncia: la vocale media per eccellenza. Per questo, mi sembrava particolarmente adatto a indicare un genere indistinto».  Vera Gheno 

Usare, o riconoscere, un segno grafico come portatore di inclusività, capace di dare voce a una parte di popolazione che vuole essere riconosciuta anche nella propria diversità, è un aspetto da non sottovalutare, anche quando comunichiamo per far crescere il nostro business.

Un’opportunità per far conoscere ai nostri clienti, o potenziali tali, i valori in cui crediamo, le nostre battaglie, è data anche dall’uso di alcune parole piuttosto che altre.

Le parole rappresentano l’identità delle persone che le pronunciano, le definiscono e le posizionano all’interno della comunità in cui vivono, aderire o meno, a questo tipo di cambiamento, può posizionare il nostro brand in un certo modo, rendendolo agli occhi della clientela più inclusivo della concorrenza.

Aggiungere l’attributo LGBTQ-friendly nella propria scheda di Google My business, per esempio, ci posizionerà come quell’attività aperta alle diversità di genere e vicina alla causa delle persone gay, bisessuali, transessuali e transgender.

Guadare ai cambiamenti del linguaggio è un aspetto da tenere in considerazione, anche quando scriviamo i nostri post o compiliamo la scheda che descrive la nostra attività su Google, può diventare un vantaggio competitivo, soprattutto se ci crediamo veramente.

L’inclusone nel linguaggio è qualcosa di cui tenere conto.

Considerare il cambiamento che sta avvenendo nel linguaggio, trascende il nostro pensiero personale, il nostro credo o il purismo linguistico, accettare i mutamenti linguistici, è un modo per normalizzare e accettare un cambiamento della società stessa.

La scelta di usare, o non usare, un segno inclusivo nella nostra comunicazione, rientra a tutti gli effetti nella sfera dei nostri valori, tanto da farci apparire come “quel brand che prova a mettersi nei panni di qualcun altro, che empatizza con le minoranze, che sta dalla parte di chi non ha voce”.

Veicolare un messaggio di inclusività ci permetterà di raggiungere con i nostri prodotti e servizi persone, che magari non avremmo raggiunto prima e che vedranno la nostra attività con occhi diversi.

Come ho scritto in un precedente articolo, il racconto del proprio prodotto non è l’elenco delle nostre innumerevoli virtù o un esercizio di egocentrismo, piuttosto l’elaborazione di ciò che c’è dietro il nostro progetto lavorativo, includendo i valori in cui crediamo.

Prendere posizione rispetto alle tematiche attuali, come quella dell’inclusione e la parità dei generi, è un buon modo per definirsi, e differenziarsi dagli altri competitors, raccontando la nostra realtà e di ciò che sta dietro.

TI CONSIGLIO DI LEGGERE

Se avete voglia di approfondire, magari rispetto agli strumenti per usare i segni grafici adatti per un linguaggio più inclusivo, vi consiglio l’articolo di italiano inclusivo. 

TI CONSIGLIO DI ASCOLTARE

La stanza di Adil è un podcast interessante, che tocca in questa puntata anche la tematica dell’inclusività linguistica.

In una lunga intervista con la sociolinguista Vera Gheno, affronta temi scomodi come quelli dell’inclusione, i discorsi d’odio, i social e il politicamente corretto.

Consigliato a chi vede nei cambiamenti un’opportunità di confronto e riflessione.